COSA VI LASCIO. [GF 2003.12.29] -------------------- Esistono tanti modi di scrivere, ma io ne conosco due soli: scrivere per farsi capire e scrivere per masturbarsi. Incredibilimente la via più breve per comunicare mi sembra proprio passare per me stesso. E la via più breve è sempre anche la più ardua. Scrivo di me e per me, chè quando affronto il mare aperto del tutto esterno a me, lo irrigo con le mie frasi, ma non lo copro tutto. E questo mi frustra. Scrivo di me con la speranza che questo bicchiere sia infinitamente più facile da percorrere e da chiudere in una pagina. Scrivo, come sempre, in un conato di me. Vedo qualcosa che mi piace. O che non mi piace. E mi tuffo come un bambino nella sfida più ripida che conosco. Mi sembra che racchiudere la verità, che pur mi è chiara a volte, sia, a questo punto, impossibile. Questo brutto ritratto della realtà - che è la letteratura - assomiglia un po' al fratello scemo del genio. E con questo non tolgo nulla a nessuno. Chè troppe volte sento farfalle uscire dalle bocche più incoscienti e serpenti dai vati. Oggi mi sdraio sul divano ad ascoltare tutte le eredità dei miei avi. Miei predecessori e miei maestri. Spero di trarre quel poco che basta a stare in piedi dignitosamente di fronte ad una platea avida di errori. Ma poi che conta!? Mi basta stare in piedi allo specchio. E ancora, e ancora. Rifletto. Scusate! Sotto alla poltrona non cade la polvere, e questo solleva di molto la mia fatica. Sento che non potrà durare per molto: nè questa situazione, nè questa ispirazione. Essere vivo mi capita quotidianamente da 29 anni, e tuttavia ancora non mi annoia affatto. Non posso dire che mi stupisce sempre, ma spesso lo fa. E a volte anche in positivo. Ok. Ho capito che la risposta non c'è. C'è solo la domanda. Molto più dinamica e viva. Questo però non disseta nessuno. E forse bisogna proprio morire di sete. Però mi chiedo uguale il senso di tutto. Anzi, solo di me. Una volta sono stato allo zoo di Vienna: ero stupito dalla semplice idea di unire due idee così distanti. Lo zoo e Vienna. Come un girotondo in ufficio. Era pieno di uccelli, mi pare. Ma non contate molto sulla mia memoria: è come un cimitero, dove lascio decomporre le esperienze. Potete trovarci solo scheletri: struttura. idee. o meglio: sensazioni. rarefatte. Un ottimo sistema di archiviazione: ottimizza le mie scarse risorse e le rende sufficienti a quello che devo fare. Cioè questo. Scrivo a bandiera per ora: mi ha sempre dato fastidio. ma credo che sia ora di cambiare qualcosa. Sì. Sento che qualcosa è cambiato: non c'è un evento preciso che mi ha portato a questa consapevolezza. È più la sensazione progressiva che si ha facendo una lunga camminata: non c'è un momento preciso in cui dici "bhe... ho fatto proprio tanta strada!", però senti che fino a un certo momento non ti meriti di pensarlo, e poi invece, poco a poco, ci arrivi, fino a che non ne sei proprio sicuro. Più o meno è quando inizi a vedere le tue orme di fronte a te. Ok. Quando la vena si esaurisce mi piacerebbe fare come i cubani: non hanno niente ma se lo inventano. è una sensazione simile a quando non ti vuoi lasciar scivolare via il filo dell'allucinazione. è inutile che ti ci aggrappi. finisce. frustrante. E poi mi viene in mente Marrakesh. Le spezie per tutto. Le arance. Le donne sdentate. Le tette di federica dentro al pigiama. Il minareto. Chissà se è un'immagine fallica. Mi sa. La prossima vita voglio essere un contadino cubano, di quelli scuri però. non meticcio. e con il pisello grande. Poi vorrei sapere ballare e toccare sapientemente gli altri. Con quella sicurezza delle mamme coi neonati. Viscerale, ancestrale, naturale. E magari anche suonare il piano. Esattamente il contrario di quello che sono ora. Un bianco, medio borghese, razionale, ipersensibile e segaiolo. Voglio essere meglio. Ci sono degli alberi che crescono vicino a strutture fisse. Poi le strutture fisse vengono distrutte. Ma l'albero resta e sembra disegnarle dall'esterno: ti sembra di vederle ancora, come cavità, come negativo dell'albero. Il calco della reltà. Ecco cos'è la letteratura. Un albero storto che disegna quello che non c'è più. Ma tu lo vedi uguale. Bella questa. Potrei finire qui e fare come quei campioni che interrompono la loro carriera all'apice della fama, per chiudere in bellezza e diventare dei miti. Ma io non sono così. Io mi godo anche la parte discendente della parabola. Mi è sempre piaciuto john mcEnroe. Mi sa che giocare contro di lui era come non essere in campo: nessuno ti vede. Vedere Achille che fa beneficenza ti fa dubitare che abbia mai ucciso qualcuno. Ho le mani bruttine, e da quando mi sono fatto queste cicatrici sono ancor più brutte. Ormai punto tutto sul fascino delle cicatrici. Come quei single che prendono il cane solo per attaccare bottone con le tipe ai giardini. Io ho preso le cicatrici. Più economico e durevole. Si spera. Come fa uno a non cambiare mai? Come fa uno a non cambiare mai? quando vuoi non puoi. Ho i piedi freddi. Francesco dovrebbe risolvere una volta per tutte i suoi problemi, uccidere i suoi fantasmi e uscire allo scoperto. è un peccato che non ci riesca. Se fossi femmina probabilmente mi sarei innamorato di lui. Poi però mi avrebbe stufato dopo qualche anno. Se legge sta cosa si impicca. toccherà tagliarla. Riprendere in mano le cose che ho scritto quando ero al liceo mi costa una gran fatica: leggerle non è cosa da poco per me. Mi ci devo immergere completamente, e puntualmente finisco completamente spossato e un po' nauseato. Mi rubano le forze. Vampiri. Edera. Mi chiedo se tutta questa gente così triste e così bella riuscirà mai a uscire dal bozzolo dell'io, ed incontrare gli altri. Conosco tanta gente così. Intravedi la meraviglia nella crisalide immonda. La domanda è la risposta. Dio esce sempre fuori in questi paraggi. Ma oggi non lo scomoderò. Lasciamolo nel suo... tutto. Poi no! mi è venuto in mente un pensiero che mi frulla da parecchio. Secondo me Dio non può tutto: c'è qualcosa che non può. Non può non potere. E questo ce lo allontana parecchio. Mistero. Non ci capisco niente. ... Questa sarebbe la pacchia di Mauro. Metalinguaggio. Robaccia? Però curiosa. La stanza degli specchi. Cerchi sempre di vedere cosa c'è in fondo ai mille specchi incapsulati. Tutto regolarmente svanisce nella nebbia dell'opacità. E in mezzo ci sei tu. Tutto sembra suggerire che conviene rimanere fermi e riflettere da soli. Ho sempre schifato i manuali. Preferisco i libri sui principi ispiratori: più compatti e flessibili. Poi però richiedono un grande sforzo di applicazione. Non sempre è il caso. Da piccolo passavo ore esplorando i minuscoli triangoli della pelle del dorso delle mani. È una struttura che si replica all'infinito. Poi pian piano sfuma nelle impronte digitali del palmo. I disegnatori che fanno bene le mani sono i migliori. La mani parlano da sole. Interrogano. Esclamano. Mano! Tutto porta. Ovunque guardi, vedo cerchi che si chiudono. Mi sorprendo e sorrido. Un'altra cosa. Ci vogliono le palle. Per fare le cose ci vogliono le palle. Sbilanciarsi quando ancora non hai la risposta. Buttarsi nel buio. Perchè non c'è altra scelta. L'altra scelta c'è sempre. Ma è non fare. Mi hanno insegnato a fare un passo dopo l'altro. A mettere i piedi dove vedo. A stare zitto quando non sono sicuro di quel che dico. A rispettare come ossessione. La nuova era che si apre al mondo ha una nuova frontiera. Invadere gli altri. Con rispetto. Non si può dare senza invadere. Mi sto analizzando. E vedo i miei limiti. Ormai li conosco. Sono arrivato ai bordi del mio io. Espanderlo è tutt'altra cosa. Devo spingere. Spingere. Spingere. Partorire. Altro me. Praga è bellissima. Triste e bella. Fredda come uno slavo e calda come un latino. Ho i brividi. Ascolto Bach. Poi Chicks on speed. Ugualmente musica. Qualcuno inorridirà. Bene. Abituatevi. Io porto lo scandalo sempre in tasca. A portata di mano. Abituatevi a non abituarvi. La domanda è la risposta. Nella mia casa immaginaria si affastellano orologi a cucù e flipper, specchi e legno. Per fortuna non sono un architetto: potrei fare stragi di stile. La possibilità di scelta infinita genera infinita indecisione o io perfetti. Le grandi città producono proprio questo: io perfetti o grande indecisione. Credo di aver bisogno di una grande città. Probabilmente sceglierò Londra. Abbastanza vicina da permettermi di non buttare tutte le vecchie amicizie nel cesso. Ma ho bisogno di aria nuova. Di preciso ho bisogno di scegliere. Di affermare la mia identità. O mandarla definitivamente in crisi. Ok. Ormai non scrivo una frase di 2 righe da più di un'ora. Tutti microconcetti usa-e-getta. Una volta sapevo formulare anche pensieri articolati: evidentemente questa capacità non viene utilizzata molto nella mia vita zippata. Tutto di fretta. Se sapessi di avere altri 2 crediti me la prenderei più comoda. Me la gusterei. Ma così - cazzo - passa uno stronzo, ti spara, e il mutuo che hai appena acceso lo deve pagare tuo figlio. Non è giusto. I soldi del mutuo me li bevo. Esistono persone brutte con un fascino speciale. Le invidio. Secondo me sono gli occhi: sta tutto lì. Anche io penso che la mia donna ideale deve avere gli occhi belli. Punto. Potrei innamorarmi di due occhi belli. Ma poi tutta quella gente che non fa un cazzo nella vita, come si spiega? Intendo in senso riflessivo. Come spiega se stessa? Bisogna impegnarsi in qualcosa! Bisogna impegnarsi in qualcosa? Bisogna? E quelli che dormono sul marciapiede? Quelli non fanno niente! Li vedo lì da millenni. Sempre lì. Chissà che fanno di giorno; non possono dormire per sempre! E che pensano?... che gli è andata male 'sto giro? E che ormai aspettano il prossimo? E se non c'è?!? ... Allora gli è andata proprio male. È come il flipper, ma invece di avere 3 palle ne hai una sola, e va subito giù esattamente in mezzo. Vai dal barista e ci provi, dicendogli che il gioco ti ha inculato il gettone. E lui ride. Beffardo. Ti senti impotente e ridicolo. Con chili di odio per il mondo. E giuri che in quella sala giochi non ci torni più. Lui ti saluta con un "arrivederci". E il giorno dopo sei lì. Ci sono dei serpenti che hanno un disegno ipnotico. Hanno disegnate sopra pietre che si flettono come liane. Il morso di un serpente è terribile e ridicolo. E cosa racconterò a mio figlio quando mi chiederà delle mie cicatrici? ... Con questa mi fermo. Sega e dormita. ========================================================