STORIA DI UNO. [GF 2004.02.14] -------------------- "Il cammino della coscienza è qualcosa cui possiamo resistere solo fino a un certo punto: ci sono cose, dolorose, che scopriamo e conosciamo anche contro la nostra volontà. E sono le più crude. Solo la semplicità salva l'uomo dalla coscienza. Vieppiù da quella voluta e frutto della strenua e paziente curiosità, chè essa è ancor più profonda, ed è tenuta come il frutto del sudore e della ricerca." A questo pensavo mentre, rientrando a casa, aspettavo in fila, fermo, al semaforo. La ragazza nello specchietto, piccolina, bionda, carina. Anche lei assorta nei pensieri del rientro. Rilassata. Anche lei a spiare, non vista, nello specchietto. Dev'essere proprio così. Tutti non visti. Tutti a spiare. Sorrido ed è verde. L'uovo che scivola nella padella mi guarda con il suo unico occhio languido, bovino, sussurrando, sfrigolando le sue ultime parole. Ormai è tanto che sto da solo e quest'occhio mi muore dentro ogni sera e ogni sera torna a spiarmi, anche lui. Me lo immagino come il lare della casa, bianco-fantasma e giallo-ocra. Un placido protettore del focolare, del moderno focolare domestico, che nel duemila ha quattro punti-fuoco, qualche manopola e un logo. Preparo il bagno caldissimo: domani ho un colloquio di lavoro. "Segretissimo", mi sono detto, subito dopo la telefonata annunciatrice. E così l'ho detto a tutti, chè non c'è nessun condimento migliore del segreto, per preparare il piatto dei racconti. E tanto e tale piatto non poteva essere lesinato agli amici, da amico che dir si voglia. E così la vasca è piena, la pancia quasi, e non resta che calarsi nella mia pentola, e fare la fine dell'uovo, con l'unica differenza che io posso leggere, mentre mi cuocio, e l'uovo invece deve stare lì e basta. I pensieri che mi accompagnano nei lunghi periodi di ozio e solitudine sono i migliori, sia esteticamente, sia in sostanza. Partono da piccole osservazioni, spesso da cose apparentemente insignificanti, e si inerpicano su su, cercando i legami nascosti, trovando relazioni insospettate, anche colando in mille rivoli se necessario, per poi arrivare però alla sintesi, appagante granello di saggezza che racchiude in sè le mille verità e ne fa una. Poi regolarmente i mille rivoli si asciugano, le trame del ragionamento si sfilano, e non mi resta che il granello, formula magica perfetta, ma ormai chiusa -nella sua perfezione- ad ogni spiegazione. Come un pazzo che sa la strada solo in un verso, e, arrivato, non sa tornare indietro. Ecco. Un pazzo smemorato sono. Ma saggio. [...] Buongiorno. Uscendo per strada, di solito, il freddo del mattino mi sveglia bruscamente e il sonno che ho appena lasciato mi saluta dall'androne e torna su, per le scale, a casa, aspettando il mio ritorno come un fedele guardiano. Ma oggi no. Oggi ho radunato tutti i miei sensi con largo anticipo, per quell'esame degli adulti che è il colloquio di lavoro. Chiamandolo così forse si è voluto dare l'effimera illusione di amabilità della discussione, e che nessun vile risvolto terreno sarà sotteso al piacevole scambio di opinioni. Niente di più sbagliato. Premo sul 5 e salgo su, con quel groppo al petto che accompagna gli esaminandi ben preparati: non dovrebbe esserci, ma c'è. Ingoio ed entro. Trentacinque minuti dopo il mio show è terminato e mi ritrovo al bar, da solo, ad ascoltare silenziosamente le opposte tesi degli invisibili avvocati della difesa e dell'accusa. Imputato e giudice: io. E perciò il giudizio sarà duro. Per questa volta però mi assolvo: lo show è stato schietto, non ruffiano, certo non impeccabile, ma a volte sono anche i piccoli errori a rivelare la nostra umanità. Mha... speriamo sia così. Ormai le giornate si stirano. Calde e lunghe. È quasi primavera. Dal pettirosso alla rondine. Inizio a scorgere qualche coscia coraggiosa, tra gli spacchi delle gonne. [...] Lo stallo che si produce da questi conflitti di priorità, provoca un surreale equilibrio in debito, come le mille malattie di Mr. Burns. La notte mi accompagna per mano, chè da solo non so arrivare al mattino. E mi indica con materna pazienza il bene e il male, e cosa nel mio caleidoscopio è realtà, e cosa è religione. Nulla del mio casco lisergico è adesso. Nulla del mio essere adesso è adesso. Vivo un dopo che non verrà mai e lo vivo con presenza lucida e geometrica: tuttavia so bene come le misure si perdono facilmente nello scivolo dell'abbandono. E non gli dò peso. Con consapevole incoscienza scelgo il caso. Con incosciente abbandono cedo alla mia volontà. Chiudo gli occhi, certo che il prossimo atterraggio sarà sulla mia sveglia metallica. Tra le profumate tette della notte appoggio le mie guance. Buona notte. Buon giorno.